sabato 20 aprile 2013

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La Cattedrale di Ruvo di Puglia: un esempio di microcosmo 

nella dimensione storica dell’uomo

di Fabio Squeo


“Monografia di Ruvo di Magna Grecia” Salvatore Fenicia scrive: 

“Ruvo morì per rivivere, come la fenice d’Eliopoli, dal cener di sé”.

La celeberrima massima è l’emblema di una trasfigurazione della 

memoria storica in poesia umana universale. In realtà, la meraviglia 

ruvese ha goduto dell’elisir d’immortalità, perché pur avvertendo il 

sovrappeso del tempo incalzante, non ha precluso all’uomo la possibilità 

di toccare, con mano, il ferro cocente di verità.

“L’ecclesia cathedralis” di Ruvo di Puglia 

(dedicata a Santa Maria dell’Assunta) è una delle più importanti 

meraviglie e capolavori d’arte romanica presenti in terra di Puglia. 

Fu costruita tra il XII e il XIII secolo e ristrutturata più volte 

successivamente. Col suo stile tipicamente Romanico, tendente 

al gotico (come le sorelle gemelle di Trani, Bari, Molfetta, 

Bitonto e Otranto) vanta di un patrimonio, non solamente 

arricchito esteticamente nella sua formalità, ma  architettonico 

nella sua struttura. La basilica romanica possiede tre navate e, 

ancora più sotto, una "domus ecclesiae" all’interno della propria 

pianta preesistente del V o VI secolo.Il sotterraneo (ipogeo), dov’è presente la “domus”, è rimasto 

nascosto per millenni fino al 1925, quando durante i lavori di 

scavo e ristrutturazione, emersero alla luce tombe risalenti all’età paleocristiana, alla romanità tardo antica. Dall'età peuceta sono 

state rinvenute alcune tombe con scarso corredo funebre ma che 

possono far pensare ad una zona adibita a necropoli e abitata 

per via della presenza di una fornace. Un vero e proprio “angolo 

sotterraneo dell’eternità”, che a misura d’uomo bussa alle pareti 

della storia contemporanea e della vita di tutti i giorni. 

Esso si fa presente nell’elegiaco sfondo delle anime vezzose 

in cerca del proprio catalogo genealogico di verità, in fatto di 

tradizioni, essenze folkloristiche, e panni strappati dal “processo di tagliamento” [M. Heidegger] del tempo nel suo corso e ricorso 

storico. Tutto ciò si verifica nel momento in cui, dietro le testimoniante 

materiali di un passato per sempre “passato nella sua unicità d’essere”, 

si celano realtà intransigenti al mondo diveniente, cioè “non si 

accontentano di diventar altro rispetto al passaggio della morte 

contingente”Le testimonianze rivelano verità ed episodi del tempo, con l’occhio 

del progresso storico culturale e fanno del tributo versato col 

sangue a fronte di conquiste e lotte senza pari per millenni di storia

”la storia della nostra anima, in quanto storia del mondo intero” 

[Benedetto Croce]
In altri termini, gli Spiriti del passato, attraverso la giusta 

ricognizione e consapevolezza culturale odierna, ri-prendono 

vita in termini di ri-presentazione dello “spirito del tempo” [Hegel].
Ecco che il passato storico, o meglio la verità del passato storico, 

coincide con la forma del presente nella sua totalità data.
Il nostro passato storicizzato (stando alle parole del filosofo 

francese Henry Bergson) ci segue tutt’intero in ogni momento; 

quello che abbiamo sentito, pensato e voluto fin dalla prima 

infanzia è là, chino sul presente, che esso sta per assorbire in sé, 

incalzante alla porta della coscienza”.Il fiume delle vita che scorre impetuoso “nel cammin di nostra vita” 

[Dante] nonostante i propri moti vorticosi, incontra la propria 

foce nella riflessione personale di Domenico Ruggiero in cui 

– egli è convinto – la storia è la vera conoscenza del reale; 

essa coincide con le infinite identità che regolano i rapporti 

individuali e sociali della dimensione umana. “Senza storia, 

l’uomo perderebbe la propria virilità. Secondo Ruggiero, 

l’uomo è quel microcosmo sociale fattosi storia nella specie 

umana. E’ possibile parlare di essere umano solamente se 

si hanno le testimonianze certe della propria genesi storica.Concludendo, la nostra conoscenza storica insegna l’uomo 

a rendersi uomo dinnanzi ai propri simili con le proprie deficienze. 

L’uomo, in ultima analisi, essendo il prodotto del nostro 

passato storico, solamente in questi termini può, tramite 

la ricognizione del proprio passato, ritrovare la propria linfa vitale, 

verso il proprio riscatto socio-culturale.Tutto ciò sarà possibile, appunto, conoscendosi storicamente 

e riconoscendosi come membro appartenente all’interno di un 

circuito storico-culturale.



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