giovedì 22 agosto 2013

Le fonti di energia effimera


Per chi non lo sapesse la bestia, indicata dalla Bibbia con 666,

non è altro che l’atomo di carbonio, e con riferimento a questo, il petrolio.

Questa fonte di energia, altamente inquinante per il pianeta, è ed è rimasta, per ora, l’unica fonte che rende miliardari le lobby nascoste degli involuti.

Qualche anno fa, un italiano, che aveva brevettato l’auto ad acqua, e su internet la notizia è rimbalzata, è scomparso qualche giorno dopo, e non si è trovata traccia di niente, oltre al fatto che la notizia è stata …dimenticata.

Già la crosta terrestre, rispetto al volume della terra, è molto
sottile; con le trivellazioni, si vanno a svuotare sacche piene,
che lasciano il vuoto e alla fine la terra sprofonderà nel fuoco
del suo centro, e la vita scomparirà dal pianeta.

Molti scienziati, messi tutti a tacere, hanno evidenziato questa prospettiva, ma anche loro sono stati dimenticati dalla gente, che pensa solo a sbarcare un lunario, che durerà solo il tempo della loro esistenza; e i loro figli? E i loro pronipoti?

La gente non si cura affatto delle sue generazioni future, anche se mettono al mondo figli, trombando dalla mattina alla sera…

A che serve…? Mah, fatti loro!

Eppure adesso tentano a Trani, Andria, Barletta.

Fanno incetta di petrolio per  intascare soldi che non serviranno a nessuno… perché quando la maggior parte delle persone sarà estinta, che se ne faranno di quei fogli di carta…? Si puliranno il c.! E noi tranesi, molfettesi, biscegliesi, pugliesi, ecc… a dormire nell’oltretomba dei cimiteri, e adesso ad addormentare le nostre coscienze, ad assorbire cloroformio per non sentir parlare di questi stupidi problemi. Dormite! Dormite!


(22-8-2013- Domenico Ruggiero) 

mercoledì 14 agosto 2013

I GEROGLIFICI DI FABIO SQUEO




Fabio Squeo Pittore
(a cura di Domenico Ruggiero)



Domenico si è accorto delle capacità artistiche di Fabio e lo
ha invogliato  ad esprimere, con i mezzi che lui stesso
desiderava, le sue performance.
Man mano che il tempo passava Squeo dimostrava
di essere un artista a 360°. Il suo mezzo di locomozione
è la penna BIC, che lui usa a mo' di geroglifico, usando
la mano sinistra, visto il suo senso levogiro di nascita.
Con questa tecnica passa da espressioni di volti affranti
a dolcezze di volti amorosi, da figure bizzarre a studi
leonardeschi, incosciente come sempre di ciò che è stato
rappresentato ma sveglio col tratto pennifero, nero su nero,
bianco su bianco, nei, e nasi bislunghi.
Opere alla De Chirico, Dalì, Magritte, Carrà,
per lui naturali; come le sue opere,
non volute, non studiate, ma precise e spontanee.
Escono ed entrano personaggi capricciosi, eloquenti,
vanitosi, effervescenti, lungimiranti, come le sue opere.
In breve tempo diventa maestro di se stesso ed annaspa
tra pesci volanti e pianti di ragazze solitarie.
I suoi disegni fanno breccia nella gente, che
apprezza le sue opere, ed egli incosapevole ed indefesso
continua a svolgere il suo lavoro in maniera certosina e canonica.
Ciò che fa di Fabio Squeo un artista eclettico ed originale
in tutto e per tutto, sono i suoi geroglifici che parlano al posto
dei personaggi e restano eterni nel tempo.
Geroglifici che sono una prerogativa di Fabio e solo Fabio
può far parlare la sua penna BIC.

martedì 13 agosto 2013

NEL NOME DI DIO
(a cura di D. Ruggiero)


Si mangia nel nome di Dio.
Si uccide nel nome di Dio.
Si fanno Sante le guerre, in nome di Dio.

In nome di Dio si fanno attentati sulla gente innocente.
Esistono i profeti.
Esistono i falsi profeti.
Si cercano le particelle di Dio.
Si cercano gli elisir di lunga vita per sostituirsi a Dio.
Tutto e nulla si fa nel nome di DIO.
E Lui, Perfetto, è forse l'unico a non saper nulla

di tutto questo.


(14-8-2013)

giovedì 8 agosto 2013

(D.R. - 8-8-2013)


LA DEMOCRAZIA


Viviamo i tempi dell'Anarchia.
Perchè la vera libertà è data solamente
da una democrazia controllata.
Oggi vige il caos assoluto.


venerdì 2 agosto 2013

D. Ruggiero è stato selezionato per l'Antologia del concorso naz. Versi In Volo III. 


Gentili Autori,
dopo la valutazione della nostra Commissione di lettura, che ha esaminato tutte le poesie pervenute, ecco finalmente irisultati del concorso Versi in volo, giunto quest’anno alla III edizione.
Le poesie arrivate in redazione sono state numerosissime, superiori se possibile a quelle giunte lo scorso anno, pertantoringraziamo tutti i partecipanti, sia gli esclusi dalla pubblicazione nel libro (confidando che le nostre strade possano in futuro ricongiungersi), sia, ovviamente, coloro che sono stati scelti per la pubblicazione.
Complimenti agli autori selezionati!

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Gentile Autore,
ti facciamo i nostri complimenti: la tua poesia è stata selezionata per la pubblicazione in un libro che raccoglierà le opere vincitrici del concorso letterario Versi in volo, volume che avrà regolari codici ISBN e EAN e che verrà distribuito a livello nazionale dai nostri distributori e portato alle principali fiere della piccola e media editoria, cui parteciperemo (Chiari, Modena, Cesena, ecc.).

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IL BIANCO E IL NERO

Lei vestita di bianco
lui di nero

al tempo in cui
gli echi erano vivi

e il giorno
tendeva alla notte.

Sensualità invadente che legava
al bisogno del niente

mentre il tempo
passava lentamente.








http://domenicoruggiero.it.gg/ 


mercoledì 31 luglio 2013

D. Ruggiero è stato selezionato per il premio speciale della giuria nel concorso naz. Domenico Rea XVI ed. 2013.




... omissis ...

LA PACE E I DIRITTI UMANI
(supervisore ALDO FORBICE, conduttore RAI ZAPPING)

Premio di Poesia Francesco Moro - Comune di Sartirana Lomellina 2013


XVI Edizione «Una Terra fatta d’acqua»



Andamento del concorso:

  • Resi noti i risultati in data 05-07-2013
  • Non verrà realizzata raccolta antologica di questa edizione del premio.
  • La premiazione si svolgerà sabato 31 agosto 2013, alle ore 17, presso la Biblioteca Civica «Francesco Moro» di via Castello a Sartirana Lomellina (Pavia). Gli Autori premiati riceveranno a mezzo posta comunicazione in merito a data e luogo della manifestazione e tutti i partecipanti riceveranno una copia della rivista Il Club degli autori con i risultati del concorso.
  • Risultati

    La Giuria della XVI Edizione del Premio di Poesia Francesco Moro – Comune di Sartirana Lomellina 2013 a tema «Una terra fatta d’acqua» composta da Franco Fasulo delegato dal Sindaco del Comune di Sartirana Lom. Ernesto Prevedoni GoronePaola Camussoni, Presidente della Civica Biblioteca “Francesco Moro” di Sartirana Lomellina, prof. Luisa Denari; prof. Raffaella GarziaUmberto De Agostino, Segretario del Premio, dopo attenta analisi delle opere pervenute ha così decretato:

    Sezione Poesia in lingua a tema «Una terra fatta d’acqua»:

    • Autore 7° classificato con «Polvere di stelle» Domenico Ruggiero, Trani (BT).


      Dal 2° al 10° classificati vincono: Attestato di merito – Pubblicazione della Poesia sulla rivista Il Club degli autori e sul sito Internet del Club degli autori.





sabato 11 maggio 2013

Aforisma- Coacervo




http://domenicoruggiero.it.gg/AFORISMI%2C-Metafore%2C-Pensieri--k1-celebri-e-non-k2--_-4.htm#.UY41raKpwm6




(D.R. - 11-5-2013 - coacervo)

Se dai oro agli esseri umani
in cambio riceverai sabbia.
Con la sabbia vai sulla riva del mare
e costruisci spiagge.
Ci metti gli ombrelloni
e per un po' di fresco all'acqua marina
ti farai pagare a peso d'oro.

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domenica 5 maggio 2013

http://domenicoruggiero.it.gg/Passato%2C--g-Presente-g-%2C-Futuro--k1-a-cura-di-D-.--Ruggiero-_-5_4_2013-k2-.htm#.UYZZaqKQWC7




Passato - "Presente" - Futuro (Eternità - EX TERNUM,
EX Terminus)
di 
Domenico Ruggiero

SAGGIO DI STAMPO FILOSOFICO-MATEMATICO
Bibliografia: di conoscenza aliena

Con questo saggio, voglio dimostrare come ogni individuo
abbia un suo tempo - e quindi un orologio personale
tempo-dipendente - .
In altri casi voglio, altresì, dimostrare che alcuni luoghi
comuni del nostro tempo - come il "presente" -
non esistono, ovvero non hanno corpo per poter esistere,
ma sono solo convenzione dell'uomo.

Dal latino EX-Terminus, impariamo che le pietre miliari
sono fuori dell'infinito
(intervallo di tempo: aperto a sinistra e a destra = ] R [
 = DIO)

e pertanto presentano un limite,
oltre il quale siamo fuori delle "nostre proprietà-proprietà"
(intese come proprietà intellettive-sociali-morali e
come proprietà di terreni-case-ville).
E ciò, già, ci fa capire come ogni uomo ha un proprio limite
di esistenza al di là del quale non può andare, perché
andrebbe ad occupare una  terra, una zona, un principio,
non più suo e quindi fuori della sua "giurisdizione".
Così come lo Stato ha costituito le Regioni, le Province,
i paesi, i loro limiti.
E così come ogni uomo è proprietario dei suoi
"limiti di esistenza", così anche il tempo delle sue
proprietà-proprietà fisico-immateriali
è limitato e dipende proprio dal tempo che vive nella propria
proprietà-esistenza.
Quindi in definitiva:
- tempo limitato
- proprietà limitate (nel tempo e nello spazio)

E adesso vi pongo la domanda: "Secondo voi, esiste il futuro?"

1a risposta: SI'
In questo caso ciò che viviamo, come presente, non esiste
perché è già un passato.
E noi esistiamo solo come "RICORDO" di ciò che eravamo.
Ha senso parlare della nostra storia come passato remoto
(io fui) e come passato prossimo (io sono stato,
io ho mangiato, ...).
Inoltre esisterà sempre ciò che noi saremo realmente dopo.
Intervallo di tempo: chiuso a sinistra, aperto a destra = [ R [

2a risposta: NO
Allora ha senso parlare di passato e presente e basta
(io fui - io sono) ma in quanto a tale lasso di tempo,
la vostra vita è limitata/limitante e non siete oltretutto credenti.
Intervallo di tempo: chiuso a sinistra, chiuso a destra = [ R ].

3a risposta: NON SO (NI)
Siete nella fase di non comprensione, racchiusi nel vostro
metro quadrato limitato/limitante e fate fatica ad uscirne,
fino a quando non prenderete una decisione, che vi porterà
ad una delle due risposte precedenti.
Siete pressapochisti.
Intervallo di tempo: chiuso a sinistra, chiuso a destra = [ 0 ] =
insieme vuoto.

http://domenicoruggiero.it.gg/ZECHARIA-SITCHIN-d--un-uomo-consapevole-della-propria-extra_terrestrit%E0--k1-4_4_2013-k2-.htm#.UYVS16KQWC7




ZECHARIA SITCHIN: un uomo consapevole della propria extra-terrestritàdi Fabio Squeo




“Aprite gli occhi e guardatevi intorno: se vedete un mondo che cresce, che si agita, che vi parla, che vi stimola, dovete ammettere che c’è stato qualcuno che gli ha dato il via”
  affermava Giovanni Scoto Eriugena.  L’essere umano, da millenni, è sempre stato un sognatore, affascinato dall’idea “stravagante” di ricercare i segreti insiti nel regno della natura umana e stabilire, eventualmente, contatti con altre civiltà (rispetto alla nostra). Egli ha “rinchiuso nei cassetti della propria stanza, la ragione prevaricatrice” e ha deciso di recuperare in extremis il proprio diritto al “volo che porta nella direzione teistica di Dio, Cristo, Buddha, Allah e chi ne ha più ne metta”. Questa facoltà, tipicamente umana, ha invogliato l’uomo a non demordere, nel pieno di un progresso cognitivo-immaginario sempre più in espansione, e continuare ad osservare il cielo dalla finestrella della propria casa”  sino ad abbracciare quel tutto, chiamato simpaticamente universo. La prima domanda sorge spontanea:  siamo soli in questo universo? La sua ricerca sistematica prende di mira l’indagine filosofica – storica e sperimentale. Essa serve su piatto d’argento forme di ricerca sempre nuove, gravide di fondazioni specifiche, che puntano, nel tempo del dio progresso, a superare ogni realtà attendibile col righello umano, dove essenze evanescenti di nature umane e aliene, rispetto alla nostra specie, si confondono nell’otre del cosmo. Qual è l’origine del genere umano? La domanda è innocua, ma risalta i tratti tipici di un concetto complesso nelle sue implicazioni teologiche e filosofiche. Esse rivelano il legame con una prospettiva tipicamente universale, in fatto di ricettacoli, di ideologie, di visoni onnipotenti e intuizione geniali da parte di uomini, piccoli, minuti e limitati, ma per determinazione molto curiosi. 

Uno degli esponenti di massimo livello, che ha speso la sua vita (nell’interesse archeologico-sperimentale) per avvicinare mondi lontani, è sicuramente ZECHARIA SITCHIN.  Egli è uno dei massimi rappresentanti della cosiddetta archeologia eretica. Egli attribuisce la creazione dell’antica cultura dei Sumeri ad una presunta razza aliena, detta Neflim (in Ebraico) o Anunnaki (in Sumero) proveniente dal pianeta Nibiru, un ipotetico 9° pianeta del sistema solare dal periodo di rivoluzione di circa 3600 anni presente nella mitologica babilonese. Quando gli Annunaki (termine che significa letteralmente “coloro che dal cielo scesero sulla terra”)scesero sulla terra dettero vita alla prima colonia extra-terrestre.”  

“Quando parlo degli Extraterrestri, dobbiamo pensare ad esseri come noi – più probabilmente, ad esseri più avanzati di noi, per i quali la loro natura è il risultato di contatto fra una parte materiale ed una parte spirituale, un corpo ed un’anima, sebbene in proporzioni diverse rispetto agli esseri umani sulla Terra.

Secondo Sitchin, l’essere umano è figlio della materia aliena. Una commistione di Spirito e materia. La sua denominazione, cioè quella di “uomo” è legata nella prospettiva “della terra o terrestrità” L’uomo è impregnato di terrestrità; esso è condito di essenze e sapori terreni, ciclici, divenienti, misurati col metro della morte [Platone] L’uomo è un incrocio di esseri perfetti (rispetto a noi) e una imperfezione legata al tenore o sostanza mondana.                                                                                                                                                             I testi sumerici, nonché la Bibbia e altri testi del medio Oriente, rivelano realtà legate all’evoluzione degli Anunnaki o “dei dell’universo” (come li definisce Sitchin).  

“Che la vita possa esistere su altri pianeti è certamente possibile… La Bibbia non scarta quella possibilità. Sulla base della Scrittura e sulla base della nostra conoscenza dell’onnipotenza di Dio, essendo illimitata la Sua saggezza, dobbiamo affermare che la vita su altri pianeti è possibile”

Essi sono responsabili della creazione, stando alle interpretazioni dello storico, e mi permetto di aggiungere: saranno anche la causa di una possibile distruzione o momento di una ennesima rivelazione apocalittica.” Lo studio rivela che,  in ebraico Adamo è la configurazione di una realtà umana caricata di senso terrestre. Il termine Adamo significa letteralmente “Colui che è della terra, creato per la terra, appositamente”. Questo significa, evidentemente, che l’uomo non fu creato dal niente, quando Dio (precisano le scritture) soffiò nel corpo dell’uomo”: la vita ha preso inizio non dalla ruggine, né dal ferro, dalle montagne o dai mari, ma semplicemente da una “natura superiore o proviene dall’alto, quindi in ultima analisi da qualcosa di sicuramente PRE-ESISTENTE E PRE-COSTITUITO. L’uomo di Adamo non esisteva ancora, fino a quando giunsero gli extra-terrestri o pre-uomini (con le navicelle degli Annunaki) che conferirono forma e sostanza alle specie viventi sulla terra. Una terra, fertile, dove l’uomo nasce, si sviluppa e perisce. Dove la storia dell’uomo prosegue nella direzione della verità della propria origine affinché un giorno possa fare luce sul sentiero del proprio ritorno.



Ispirato dal saggio di Fabio, oggi Domenico Ruggiero
ha scritto la seguente poesia:


- Omaggio al "Primo Uomo" -

Amo Adamo
terra fatta di niente

cotto ai raggi del sole
decotto con lo spirito del cielo.

Invano evade gli occhi dal suo pensiero
che lo tradisce, lo seduce, lo induce,

ma alla fine esausto

alza gli occhi al vento
e non tradisce la vita

che lo ha sospinto a gridare
contro il tormento.

(D. Ruggiero - 4-4-2013)

venerdì 26 aprile 2013

http://domenicoruggiero.it.gg/Blase-Pascal--d---La-voce-di-un-uomo-che-sfugge-ai-limiti-della-ragione--k1-26_4_2013-k2-.htm#.UXt2K6KQWC4




Blase Pascal :  La voce di un uomo che sfugge ai limiti della ragione.di Fabio Squeo





Si parla di Pascal come di un talento esploso sin dalla tenera età, poiché la sua vivacità e l’oculata osservazione per le piccole cose della realtà lo condizionavano fino a “domandare sino alla noia”.

Ci informa la sorella Gilberte Périer:

“Appena mio fratello raggiunse l’età della ragionediede segni di straordinaria  intelligenzae non tanto per le risposte quanto per le domande”.

Questa è la caratteristica di un bimbo prodigio il quale, piuttosto che vivere “l’ebbrezza continua di gioventù” [François de la Rochefoucauld (… prendere a calci il pallone o gettare un urlo “Tana scopro tutti! ” -  gioco del nascondino -)  annuncia (… è lo stesso Pascal a confidarcelo): Gli uomini si dedicano ad inseguire una palla o una lepre; è il piacere persino dei re” . Ma egli  preferiva di gran lunga l’armonioso potere del silenzio, quale motore che muove l’universo delle creature; quindi decide, per sempre, di rannicchiarsi ai piedi di un ciliegio al fine di contemplare le bellezze del creato, i suoi rigogli vegetativi, e raccogliere i frutti nei tempi delle prime allegagioni. Si pensi che a soli 19 anni scoprì il primo computer della storia, conosciuto come Pascalina.

“La sua curiosità era inarrestabile” - scrive Gilberte - e col passar del tempo, l’acuta osservazione e la passione per la vita non bastarono a delineare il suo temperamento, ma“crebbe in lui la forza del ragionamento”. Un ragionamento costellato di logica-matematica, che ben presto gli riserverà notevoli sbalzi di umore, soprattutto per la complessa condizione umana di cui egli era un protagonista all’interno di uno scenario di precarietà e di miseria. Pascal scrive: ” Un albero non sa di essere miserabile, ma essere grande significa conoscere di essere miserabile” .Il sentimento di precarietà della condizione umana è un dato intrinseco alla natura umana, che le conferisce il negativo presagio di essere corpo finito o finitezza nella sostanzialità.  Un ragionamento, che nel tempo gli solleticherà la consapevole conferma di un concetto di vita fondamentale, peraltro coincidente col percorso in cammino verso la verità: cioè la  possibilità di sfatare, dopo accurate analisi geometico-matematiche, infinite realtà, sempre ancora da scoprire, e nonostante il sistematico impegno compiuto, esse aumentano sistematicamente a dismisura. Secondo Pascal, l’attività della mente umana è talmente infinita che non basterebbe una vita biologica in grado di raccogliere gli infiniti limiti imposti dalla natura; questo, però, non significa porre sotto scacco il fine ultimo dell’uomo e marchiarlo dell’impossibilità ontologica alla ricerca del vero, anzi, egli crede nell’uomo ed è convinto dei suoi valori più intimi  che fanno leva sulla condotta dell’agire morale.  “L’uomo non è mai semplicemente una cosa tra le tante cose” [Martin Heidegger].  Secondo Pascal, l’uomo è “una canna, ma pur sempre  pensante : certo fragile, dinnanzi alle intemperie dell’universo dei limiti, ma pur sempre pensante e sussistente, cioè in grado di trovare la strategia più conveniente alla propria auto-conservazione fisica e morale. Egli scrive:
“ tutta la dignità dell’uomo è nel suo pensiero” . L’uomo, deve prendere in mano la propria condizione morale-esistenziale e accettare filosoficamente la propria limitatezza, e magari, con una spolverata d’ironia , burlarsi ogni tanto delle proprie“scoperte dell’acqua calda” se si vuole scavalcare il muro delle imperfezioni. Egli scrive nei suoi frammenti:  “L’ultimo passo della ragione umana è di riconoscere che ci sono infinite cose che la sorpassano”. 
L’uomo non deve demotivarsi dal suo progetto originario che porta alla luce universale, perché tra gli infiniti sogni e le infinite notti insonne passate a realizzare il suo autentico progetto di vita, deve  rendersi conto che a breve sarà possibile per l’umanità intera “toccare il cielo con un dito”, pur restano con i piedi saldi in terra. Questa è la sua scommessapiù grande. Le leggi dettate dalla fisica e dalla matematica, regolano certamente il mondo dei/nei limiti, esse però non vanno assolutizzate; devono fungere soprattutto da trampolino di lancio per carpire le vere problematiche escatologiche, che non interdicano l’uomo dalla comunicazione con Dio.Il riconoscimento dei limiti della ragione deve mirare a dimostrare la “necessità della Fede”  come unica e sola strada attraverso la quale arrivare all’individuazione di principi valevoli universalmente. “Perché la fede abbia un qualche valore, deve saper sopravvivere alle prove più dure”. [GandhiLe prove ontologiche, anche le più dure, non vanno superate secondo procedure schematiche e/o macchinose né dimostrate razionalmente ma devono risultare vere alla luce di una “intuizione” o “voce interiore”. Il che non ha niente a che vedere con l’edificio logico-deterministico definito daCartesio (il quale attribuiva - alle scienze
geometriche-matematiche - 
la sola conferma di una struttura
profonda in grado di comprendere e interpretare la realtà).
Pascal non era interessato a pervenire ad una dimostrazione dell’esistenza di Dio, quanto piuttosto voleva assicurarsi -  stando alle leggi della phyusis - se vale la pena o no riflettere“sul sentiero che porta nella direzione di Dio, ovvero nella direzione della sua immagine”.  “La fede, essendo un dono di Dio, non va dimostrata” …Ecco che Pascal obietterà e dirà ancora: “Il cuore conosce ragioni, che la ragione stessa non conosce”. 
Non smettere mai di ricercare le leggi e i principi, unici motori dell’universo fisico. Esse sono eccellenti ingredienti per un piatto succulento. L’uomo deve essere in grado di muovere - facendo appello  al suo buon senso – la propria ragione in termini di scelte morali e di comprensione della cultura del senso civico. Attraverso l’appello al buon senso, l’umanità avvertirà sul proprio corpo il fruscio dell’eternità, e con le proprie orecchie saprà udire gli echi evanescenti cosparsi nell’universo.Il cuore rappresenta, primariamente, la comprensione che porta nella traiettoria di Dio, a riconoscersi come parte di universo infallibile.
E’ certamente interessante fare esperienza delle leggi della natura ma sarebbe ancor più conveniente “riflettere sulle esperienze stesse
stando alle antiche memorie aristoteliche.
In Domenico Ruggiero la condizione umana dell’esistenza trova terreno fertile per impiantare il suo sistema dellacentralità della mente umana all’interno di un processo meccanicistico-razionale-intuitivo. Ruggiero accoglie fortemente la riflessione filosofica di Pascal e sostiene, a suo dire, che sarebbe un’impresa impossibile (per la sola ragione) rapportarsi alle leggi di Dio. La ragione non può penetrare nel groviglio dell’immanente, poiché ogni suo tentativo perirebbe sul nascere. La ragione è solo uno strumento matematico in grado di risolvere certamente i problemi legati alle ragioni di fede, ma non può dimostrare le verità,  in quanto  atti di necessità” , cosa che compete (nella natura dell’uomo) alla mente, in collegamento intimo al ponte dell’inconscio con la vera Realtà Onnisciente, mentre le ragioni di fede possono essere recuperate, come “anelito” grazie all’intervento in extremis di una procedura logico-sequenziale che assorbe in ultima analisi qualsiasi rimasuglio metafisico. Ma non basta: perché a volte l’uomo, immerso nella sua completa razionalità, non dispone del significato originale che spiega il dinamismo connaturato ai mali dell’umanità visti da vicino…Qual è la causa? L’intuizione di Pascal è ciò che propriamente Ruggiero definisce come “ Oggetto pensante” ovvero laRealtà Onnisciente , cioè l’energia che trae il proprio vigore essenziale tramite il corrispettivo di una mente universale. Un mente che conserva il dono della Coscienza degli uomini, che spinge loro ad una realtà sempre protesa alla massima espressione, una coscienza che può elevarsi rispetto al resto del cosmo, e lanciare il proprio anelito fino a penetrare nel corpo degli uomini, degli animali e delle cose.

lunedì 22 aprile 2013


http://domenicoruggiero.it.gg/SIGMUND-FREUD-d--UN-VIAGGIO-LUNGO-I-SENTIERI-INFINITI-DELL%26%238217%3BIO---k1-23_4_2013-k2-.htm#.UXaQVKKeOC4




SIGMUND FREUD: UN VIAGGIO LUNGO I SENTIERI INFINITI DELL’IO
di Fabio Squeo




Ogni volta che sentiamo parlare di Freud ci si riferisce quasi sempre alla mente, o meglio “all’inconscio”.
A cosa voleva alludere? Freud risponderebbe: per riconoscere e capire la grandezza o la pochezza di un uomo basta sentirlo parlare, e non solo, basterebbe semplicemente osservare attentamente ogni suo minino gesto.
Ecco che Freud ha così inaugurato, grazie alla abnegazione, al coraggio per le sue ricerche e alla curiosità per la vita, la pratica dell’analisi della mente al fine di scoprirne le cause che regolano l’universo interiore dell’uomo.
Questa pratica, chiamata “psico-analisi”, rappresenta per la società contemporanea, la “svolta fondamentale della storia umana” . Essa ha scombussolato i piani già precedentemente attuati e interpretati dalle varie realtà squisitamente speculative e pratiche che gravitavano su diversi significati attribuiti  a concetti come “IO – ME – INCOSCIO - .
Cogliere gli infiniti sentieri sterrati dell’Io è cosa dura e complessa anche perché, nonostante le indagini meticolose di una vita intera,  secondo Freud:
“gli uomini non rivelano volentieri la loro sessualità, ma indossano un pesante cappotto per nasconderla, come se nel mondo del sesso facesse sempre brutto tempo.”
In realtà, Freud è convinto che si possano scrivere interi volumi e definire fedelmente dettagli di ogni tenore di vita morale e spirituale, pur di sfatare i nascondigli della realtà (interiore). Ma l’essere umano, coscienziosamente, “per quanto possa camminare, mai potrà trovare i confini dell’Anima” [Eraclito da Efeso] e nemmeno sarà in grado di “penetrare nel cuore di ognuno di noi” . Prima di capire le intenzione dell’altro, e coniugarsi empaticamente  con i problemi di tutti i giorni che tormentano la dimensione singolare-emozionale degli uomini, è necessario “sapersi cogliere” in quanto soggetti potenzialmente e meravigliosamente profondi. Però quello che noi conosciamo, molto spesso, viene attribuito come un “qualcosa di già dato o dato per scontato” cioè: “Stefano è un bravo artigiano, Michele è un giovane responsabile, Consuelo è povera di idee” … ecc, ma in realtà, questi attributi rappresentano solamente una piccola parte della vita psichica dell’uomo, che così pensa veramente di conoscere il suo “Nёchtliche Schacht”, il suo “pozzo notturno” [Georg Wilhem Friedrich Hegel] , un espressione straordinaria cheBenedetto Croce traduce con “Fondo tenebroso, ancora più carico di quella valenza di sentimenti che avrà Freud.
Tutti noi, quindi, non possiamo immaginare il nostro mondo spirituale, perché se  dovessimo provare ad inabissarci “verso l’infinto e oltre” dell’Io (per usare un’interiezione tratta tal cartone animato “Toy Story)  secondo Freud, ciò testimonierebbe il fallimento del sapere umano nella pretesa di conoscere, possedere e dominare la realtà.
Ora sempre secondo Freud, dopo aver appurato l’esigenza di attribuire, al proprio io, la consapevolezza della propria grandezza e difficoltà di cogliere  propriamente la dimensione dello spirito umano, egli focalizza la propria attenzione su effetti psichici come il sogno, lapsus, atteggiamenti impulsivi ecc.
Egli sostiene che la stragrande maggioranza dei nostri problemi di natura pulsionale sono spiegabili, non come atti volontari che la coscienza percepisce mediante i sensi e di cui se ne fa oggetto di auto-analisi, ma “all’interno della regione della mente non emergente alla coscienza”, cioè all’interno di uno stadio prevalentemente sconosciuto alla mente umana, chiamato “INCONSCIO”.  E’ nella dimensione dell’inconscio che vengono archiviate le nostre più grandi paure, emozioni, rappresentazioni, modelli comportamentali e forze d’animo che, sulla base dell’agire umano, hanno scosso istintivamente  “i grandi spiriti temerari”, i quali risultavano essi stessi  inconsapevoli dell’atto eroico.
 Solamente scandagliando gli abissi del tugurio nero sarà possibile guardare a viso aperto la realtà nell’interezza e conferire ad essa  il giusto metro di verità.
Non si finisce mai di stupirsi delle infinite verità che abbracciano il nostro Essere. Confusi e disorientati dal Tram Tram dell’Esistenza, molto spesso attribuiamo l’origine dei nostri problemi, stupidi o ridicoli che siano, ad una realtà che impedisce all’uomo qualsiasi intervento; ma essa stessa viene gonfiata da altri valori rispetto alla propria natura, come dal caso o dal destino, cioè elementi esterni che potrebbero malignamente interferire al colloquio con l’io o con il proprio universo. E’ fondamentale ascoltare il monito morale di Sant’Agostino che, con sentimento amoroso per la verità, ci invita ad amministrare con coscienza la nostra interiorità e, ogni tanto, a lasciarsi andare perché a volte le cose che ci capitano non è detto che non abbiamo mai a che fare direttamente con noi; anzi molto spesso sono parte di noi nel “tutto abbracciante” [Karl Jaspers]
Domenico Ruggiero è lieto di offrire il suo ennesimo contributo o simbolo, spezzando una lancia a favore della “centralità” della mente umana (tanto posta sotto gamba dalla Weltanschaung di matrice Freudiana).   Nelle sue essenzialità pratiche e interazioni speculative, essa è la configurazione di una realtà completamente retta dalla logica- meccanica (che riconosce il proprio rigore su scala universale) secondo un impianto causa-effetto in stretta relazione con la ragione, che risolve matematicamente i problemi impostigli dalla mente.  Una logica  rigorosa che non risolve gli impedimenti in fatto di consensi e dissensi dettati dalla legge “dei buchi neri o dei vuoti mentali (realtà non codificate/bili, non filtrati/filtrabili) dal canale “trasduttore” della memoria centrale della MENTE. Per Ruggiero, la mente (in termini ingegneristici) rappresenterebbe il Central Processing Unit (la CPU) [o il Dio SOLE come direbbe Tommaso Campanella, in ossequio al suo trattato filosofico “la città del sole”] dove in termini di supremazia, Dio, unico motore e reggitore dell’Universo, ricucirà le ferite consumate dal divenire storico  e opererà contro le metastasi dei “nei delle menti contigenziali attraverso uno stretto collegamento con l’Inconscio.

sabato 20 aprile 2013

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La Cattedrale di Ruvo di Puglia: un esempio di microcosmo 

nella dimensione storica dell’uomo

di Fabio Squeo


“Monografia di Ruvo di Magna Grecia” Salvatore Fenicia scrive: 

“Ruvo morì per rivivere, come la fenice d’Eliopoli, dal cener di sé”.

La celeberrima massima è l’emblema di una trasfigurazione della 

memoria storica in poesia umana universale. In realtà, la meraviglia 

ruvese ha goduto dell’elisir d’immortalità, perché pur avvertendo il 

sovrappeso del tempo incalzante, non ha precluso all’uomo la possibilità 

di toccare, con mano, il ferro cocente di verità.

“L’ecclesia cathedralis” di Ruvo di Puglia 

(dedicata a Santa Maria dell’Assunta) è una delle più importanti 

meraviglie e capolavori d’arte romanica presenti in terra di Puglia. 

Fu costruita tra il XII e il XIII secolo e ristrutturata più volte 

successivamente. Col suo stile tipicamente Romanico, tendente 

al gotico (come le sorelle gemelle di Trani, Bari, Molfetta, 

Bitonto e Otranto) vanta di un patrimonio, non solamente 

arricchito esteticamente nella sua formalità, ma  architettonico 

nella sua struttura. La basilica romanica possiede tre navate e, 

ancora più sotto, una "domus ecclesiae" all’interno della propria 

pianta preesistente del V o VI secolo.Il sotterraneo (ipogeo), dov’è presente la “domus”, è rimasto 

nascosto per millenni fino al 1925, quando durante i lavori di 

scavo e ristrutturazione, emersero alla luce tombe risalenti all’età paleocristiana, alla romanità tardo antica. Dall'età peuceta sono 

state rinvenute alcune tombe con scarso corredo funebre ma che 

possono far pensare ad una zona adibita a necropoli e abitata 

per via della presenza di una fornace. Un vero e proprio “angolo 

sotterraneo dell’eternità”, che a misura d’uomo bussa alle pareti 

della storia contemporanea e della vita di tutti i giorni. 

Esso si fa presente nell’elegiaco sfondo delle anime vezzose 

in cerca del proprio catalogo genealogico di verità, in fatto di 

tradizioni, essenze folkloristiche, e panni strappati dal “processo di tagliamento” [M. Heidegger] del tempo nel suo corso e ricorso 

storico. Tutto ciò si verifica nel momento in cui, dietro le testimoniante 

materiali di un passato per sempre “passato nella sua unicità d’essere”, 

si celano realtà intransigenti al mondo diveniente, cioè “non si 

accontentano di diventar altro rispetto al passaggio della morte 

contingente”Le testimonianze rivelano verità ed episodi del tempo, con l’occhio 

del progresso storico culturale e fanno del tributo versato col 

sangue a fronte di conquiste e lotte senza pari per millenni di storia

”la storia della nostra anima, in quanto storia del mondo intero” 

[Benedetto Croce]
In altri termini, gli Spiriti del passato, attraverso la giusta 

ricognizione e consapevolezza culturale odierna, ri-prendono 

vita in termini di ri-presentazione dello “spirito del tempo” [Hegel].
Ecco che il passato storico, o meglio la verità del passato storico, 

coincide con la forma del presente nella sua totalità data.
Il nostro passato storicizzato (stando alle parole del filosofo 

francese Henry Bergson) ci segue tutt’intero in ogni momento; 

quello che abbiamo sentito, pensato e voluto fin dalla prima 

infanzia è là, chino sul presente, che esso sta per assorbire in sé, 

incalzante alla porta della coscienza”.Il fiume delle vita che scorre impetuoso “nel cammin di nostra vita” 

[Dante] nonostante i propri moti vorticosi, incontra la propria 

foce nella riflessione personale di Domenico Ruggiero in cui 

– egli è convinto – la storia è la vera conoscenza del reale; 

essa coincide con le infinite identità che regolano i rapporti 

individuali e sociali della dimensione umana. “Senza storia, 

l’uomo perderebbe la propria virilità. Secondo Ruggiero, 

l’uomo è quel microcosmo sociale fattosi storia nella specie 

umana. E’ possibile parlare di essere umano solamente se 

si hanno le testimonianze certe della propria genesi storica.Concludendo, la nostra conoscenza storica insegna l’uomo 

a rendersi uomo dinnanzi ai propri simili con le proprie deficienze. 

L’uomo, in ultima analisi, essendo il prodotto del nostro 

passato storico, solamente in questi termini può, tramite 

la ricognizione del proprio passato, ritrovare la propria linfa vitale, 

verso il proprio riscatto socio-culturale.Tutto ciò sarà possibile, appunto, conoscendosi storicamente 

e riconoscendosi come membro appartenente all’interno di un 

circuito storico-culturale.



sabato 13 aprile 2013




http://domenicoruggiero.it.gg/ELOGIO-del-VINO--k1-Fabio-Squeo-_-13_4_2013-k2-.htm#.UWlgg6KeOFD

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ELOGIO al VINO 
di Fabio Squeo


Giovanni XIII scrive: <<Gli uomini sono come il vino. 
Alcuni diventano aceto, 
i migliori invecchiano bene>>. 


Qual è la causa sprigionante, nascosta dietro l’effetto
della bevanda, tanto bramata dal Dio Bacco ? 
A partire dal riconoscimento della cultura baccanale 
è possibile cogliere la forza del verbo, che solletica
piacevolmente il palato? Ecco che, credo  sia  necessaria
importanza avviare un’indagine meticolosa volta, 
attraverso le adeguate chiavi di comprensione, 
al conseguimento della verità  dell’uomo nel proprio 
circuito produttivo- storico-evolutivo, filosofico-morale.

Il vino è una bevanda alcolica ricavata dalla coltivazione 
della vite. Esso viene ottenuto “esclusivamente” dalla 
fermentazione del frutto dell’uva. Questa bevanda 
tipicamente di origine mediterranea, è conosciuta sin
dall’antichità. La sua coltivazione risale, indicativamente, 
intorno al 1700 a.C., ma è solo con la civiltà egizia, che si 
ha ilprimo miracolo dell’uomo e il successivo presagio di 
uno sviluppo delle tecniche di coltivazione e produzione agraria.                                                   
La Bibbia, attraverso le parabole della Genesi, attribuisce 
la scoperta del processo di lavorazione del vino a Noè
perché dopo l’avvento del Diluvio Universale, avrebbe piantato
una vigna, con il cui frutto fece del vino e ne bevve fino ad 
ubriacarsi. Noè, quindi, riconobbe l’impeto morale e il segreto 
della vita e ad essa rese omaggio tramite quella stessa terra 
per mantenere inalterato l’onore del popolo ebraico.  
Ecco che i cristiani celebrano l’eucarestia domenicale 
nell’attesa della venuta” piena di Cristo, a suggello 
della storia. Nel sacramento dell'Eucarestia, Gesù ha scelto 
il vino come specie sotto cui si cela il Suo sangue 
"per la nuova ed eterna alleanza, versato per gli uomini 
e per tutti in remissione dei peccati". La cultura del vino
nella storia, “ha sciolto qualsiasi segreto” 
(…reciterebbe un proverbio cinese) tanto che esso ha
scatenato simpaticamente la fantasia di innumerevoli 
poeti e scrittori, contemporanei e del tempo passato. 
Essi, hanno lasciato un chiaro messaggio d’amore nel cuore 
della storia delle produzioni e delle arti umane.

<<Il vino è la poesia della terra>> (… come Mario Soldati 
dichiara con la sua sensibilità).  Sotto la lente della critica 
filosofica, la fermentazione ai fini della produzione vinicola, 
non si ferma al “processo consistente nella trasformazione 
chimica di sostanze organiche per mezzo di alcunimicrorganismi 
[cfr. Zanichelli] ma va ricordato che, la bevanda bramata da Bacco,
è sempre un capolavoro squisitamente umano, o meglio 
un ingegnoso contributo culturale e colturale mediante 
il quale, l’uomo, attraverso l’acquisizione di tecniche raffinate,
ha penetrato i ripostigli segreti della natura. “Alla natura  - 
però - direbbe Francesco Bacone – si comanda solo ubbidendole>>.  
E’ così è stato: l’uomo , avvalendosi di strumenti di misurazione
e spirito filosofico, ha reso gloria del proprio tempo all’umanità,
bisognosa già da tempo di identità morale e culturale.
Ecco che l’uomo ”si è tirato su le maniche” e ha messo in 
discussione le regole del gioco “dei dadi”; egli ha saputo 
giocare onestamente con la natura e ha deliziato dei 
beni più prolifici. Certamente, il suo capolavoro 
artistico-intellettuale, consistente nel far diventare l’uva
 appena tagliata dall’albero in bevanda, lavorata a fragranza 
con l’esatto metro zuccherino apportato, ha tanto fatto solleticare 
e divertire, per qualche secondo, il palato, e spedito a nozze 
colui il quale, sullo scenario alimentare, di una portata e 
l’altra, dei cibi domenicali a base di carne rossa o pesce,“ha reso 
meraviglioso il volto dei suoi pensieri” [Henri de Regner]. 
La procedura finalizzata alla produzione del vino avviene 
(secondo la vendemmia) a piena o sufficiente maturazione: 
la macerazione dei vini rossi con la pigiatura delle uve "diraspate"  
e  gli ulteriori servizi di follatura e svinatura per le successive
rese al prodotto finito. Essa, con occhio critico, riconosce l’intervento 
dell’uomo sulla natura, ossia la sua azione e manipolazione 
sulle colture attraverso le quali è possibile raggiungere 
il proprio interesse personale in fatto di tornaconto privato 
e/o universale, ossia legato al buon senso comune. Questo percorso, 
consente anche l’inserimento di questioni legate alla 
dimensione etica dell’attività agro-alimentari, meglio conosciuta 
come “etica della coltura e del gusto”. La nostra comprensione 
nel tempo dell’oggi, è ancora parziale e limitata. Spesso si 
discute dell’etica della coltura, e dei beni eno-gastronomici 
come di concetti associati all’interesse privato, alla dimensione
del proprio tornaconto economico, opposta a quella 
razionale/umana, - Benedetto Croce ci ammonisce con la sua perla: 
“abbiamo bisogno solamente di gente più onesta” - che si collega 
direttamente al mondo della cura per il prossimo, della solidarietà 
e del bene universale. L’impiego della metafora di Croce, 
sancisce l’invito “universale” a coloro che devono svegliarsi 
dal lungo“sonno dogmatico” [Emmanuel Kante recuperare 
gli interrogativi lasciati in sospeso sui parametri di giudizio e 
sui criteri che rendono possibili la via dello scambio e del dono 
nella comunità.  Il vino, oltre a soddisfare i nostri piaceri estetici 
momentanei, è un ottimo baluardo contro le possibili 
alterazioni fisiologiche; fornisce peraltro un ottimo nutrimento 
allo spirito. Il “vino è umore e luce nello stesso tempo” per dirla 
con Galileo Galilei. Attraverso l’esperienza genuina dell’olfatto, 
esso  si mostra estroso e intenso nei profumi, attraverso 
la vista offre un panorama suggestivo al tramonto, con i suoi 
raggi rubini  che  conferiscono un tocco  magico di avvincente 
piacevolezza. Esso è un appuntamento con la fantasia, 
all’insegna del  “supecalifragilisticespiralidoso” tratto dal film 
Mary Poppins , oppure  “ un assaggio dell’eternità nel microcosmo 
del sentire” per dirla con il filosofo e mistico ebreo 
Abraham J. Heschel, dove l’anima gode non solo del proprio 
intervento cattedratico, in fatto di  sperimentazioni, ricerche, 
ma d’altro canto fa esperienza dei sublimi scenari del gusto, 
dell'estasi e della liberazione dei sensi nell’universo dello spirito. 
Dallo scenario estatico si evince, lucidamente, il vigore della 
natura (del vino) che caricata di sapori e stupori mostra  
la “propria forza sconvolgente, che  penetra l’uomo nelle vene, 
sparge e distribuisce l’ardore della vita “  [Aristofane]. 
L’intervento di Domenico Ruggiero pare essere la confutazione 
di un’esperienza ammaliante di vita, sulla base del proprio 
rapporto legato al consumo della bevanda. Egli ritiene a chiare 
linee, che “l’effetto benefico del vino si esercita soltanto 
quando viene consumato in modiche quantità; in caso contrario, 
infatti, i danni provocati dal suo abuso superano di gran lunga 
i benefici dovuti all’assunzione di questa bevanda e dei suoi 
componenti  ”  e ancora “ il Vino, essendo la bevanda degli 
dei – conclude – offre al bevitore un ottimo elisir di lunga vita”. 


domenica 7 aprile 2013

http://domenicoruggiero.it.gg/BENEDETTO-CROCE-d--UOMO-D%26%238217%3BAMORE-E-DI-LIBERTA%26%238217%3B--k1-Fabio-Squeo-_-6_4_2013-k2-.htm#.UWGHaaKeOFA




BENEDETTO CROCE: UOMO D’AMORE E DI LIBERTA’di Fabio Squeo



Benedetto Croce è uno dei più grandi filosofi italiani del ‘900.
Custode della verità, uomo di cultura e d’amore per la ricerca e la consapevolezza degli spiriti indagatori. Egli  custodiva gelosamente alcuni valori fondamentali, motori senzienti, leva sulle coscienze degli uomini: l’onestà e l’umiltà dinnanzi ai regolamenti di conti da parte dell’caparbio esistenziale. Egli ha condotto, per un’intera vita, ricerche prevalentemente di carattere storiografico e filosofico-morale; ha recuperato, sulla base del rapporto inscindibile con la vita, i valori di una sana e giusta condotta dell’agire umano, già da tempo declinati dalla spinta imperialistica europea e mondiale. Ragion per cui, egli ha ben compreso la necessità di legittimare il suo statuto assiologico della dimensione etica della realtà e di attivare tutte le forze ideologiche-morali (anti-fasciste) affinché esse potessero ritrovarsi in un’unica lotta, certamente senza pari, atta però al recupero degli elementi dinamici della storia e della promessa di libertà dei singoli. Egli ha vissuto gli effetti di una lunga storia, fatta di conquiste e devastazioni a causa del primo conflitto mondiale, a danno decisivo del proprio vigore spirituale e dei pensatori, ormai destinati all’oblio del nulla. Ha ripreso, e fatti suoi, i concetti dello “spirito del reale razionale” [cfr Hegel] e li ha usati come lame barbaramente conficcate nel cuore degli“uomini d’amore e di libertà” (per dirla alla Luciano De Crescenzo). Lame, irriducibilmente cariche di odio e di significato diabolico, che hanno stregato valori e certezze, redarguite dalle canoniche entità “veritas sine modo (proprie delle verità cristiane) a discapito degli inni poetici permeati da secoli nel divenire della “storia umana contemporanea.
Croce ha voluto essere, insistentemente, un uomo libero; ha preteso la libertà incondizionata; non si è avventurato per  lontani oltre-mondi ma ha lasciato ancorati i piedi per terra, onesto tra i propri simili.  Egli , peraltro, racchiude la propria dottrina universale con la celeberrima:
“religio libertas” , legata da sempre all’imperativo categorico:"la storia umana è storia della libertà" : infatti, egli ha sempre indirizzato la sua polemica verso i movimenti di massa dei regimi totalitari, perché questi depauperano gli innocui spiriti umani e le realtà interiori di coloro i quali, pur rinunciando all’assunzione di incarichi universitari, decidono all’unisono la gloria della libertà eterna.

"Che cosa sono – si chiede Croce – le angosce per la perduta libertà, le invocazioni, le deserte speranze, le parole d'amore e di furore che escono dal petto degli uomini in certi momenti? La risposta è questa: quelle angosce, quelle invocazioni, quelle speranze, quell'amore e quel furore, sono la storia che si fa e, potremmo aggiungere, è la libertà che si cerca. Forse è nel disordine di questa libertà che possiamo tornare a riaprire i libri, chiusi da tempo”.

La storia dell’uomo è la storia dell’anima umana, storia della libertà dell’uomo, che prende vita, solamente a patto che essa venga vissuta con spirito d’essere. Il suo pensiero trae i propri aneliti dal “senso autentico esperito” dalla/della libertà: ossia, un punto di riferimento per molti di coloro che al fascismo si sono opposti e sulle sue ceneri hanno elaborato i principi di una nuova convivenza e spirito di tolleranza sociale.
Perché questo?  Secondo Croce, solamente adoperando misure di sicurezza contro le irragionevolezze da parte del particolare esistenziale è possibile cogliere lo spirito universale, la cui storia coincide con quella dell’intero universo. Sulla scia del concetto crociano, cioè sulla necessità di vivere la storia della libertà nella sua piena manifestazione d’essere, Domenico Ruggiero risponde con simpatica e onesta ironia “ è necessità umana saper vivere la propria storia a misura d’uomo e non da Storione.”  Solo in questi termini, la verità, che porta alla libertà universale, si coniuga con gli aspetti volitivi dello spirito ricercatore di universalità, raccoglitore di giustizia, di amore, di fratellanza e volo in direzione di Dio.



6-4-2013