lunedì 24 settembre 2012

Aforisma di D. Ruggiero (critica di Fabio Squeo)


"Il numero delle gomme della mia macchina
è maggiore del peso delle tue parole."

(D. Ruggiero)




La saggezza spesso si nasconde nelle cose comuni, nelle cose quotidiane e nel caso del prof.Domenico Ruggiero“nel numero delle gomme della sua macchina”. Credo che l’aforisma sia una delle chicche di pensiero tra i tanti aneddoti, riflessioni , parabole e altri pezzi di vita di tutti i giorni, conditi sempre da un' ironia solleticante,  che continuamente disappanna i vetri del suo parabrezza nelle umide serate invernali.
L’aforisma di Domenico Ruggiero rappresenta un’esperienza diretta costruita attraverso un faticoso percorso di costruzione logico-concettuale, dove l’autore accende un primo riflettore, giudica di doverne accendere un secondo ...  un terzo e un quarto, fino a che non ritiene di aver illuminato totalmente ogni aspetto della verità degli esseri.
Anche se ci troviamo in un’epoca storica,dove è difficile seguire il mondo “nell’accelerazione dei tempi”  - per dirla con Diego Fusaro - soppesandolo con gli occhi della sana ragione e dove la falsità prevaricatrice è donna seducente del nuovo secolo.
Ma le vie tracciate della ragione nell’aforisma dell’autore sono sempre le più oneste, le più sensate, ancor più provocanti, dinnanzi alle angherie e sfottò delle verità al massimo da tre soldi.

(Fabio Squeo)



Energia della mente (poesia di D. Ruggiero)


Energia della mente

(di Domenico Ruggiero)



Energia
sprigionata dalla mente pensante

 rovente di cicli mestruali

 per niente accondiscendente
ai circuiti del niente.


La luce dell’umanità


di Michele Lasala


Questa nuova lirica di Domenico Ruggiero pare ricordare una poesia di Giacomo Leopardi: il pensiero dominante. Nella prima strofa Leopardi scrive: «Dolcissimo, possente / dominator di mia profonda mente; / terribile, ma caro / dono del ciel; consorte / ai lugubri miei giorni, / pensier che innanzi a me sì spesso torni».

Per Giacomo Leopardi il pensiero dominante e persistente, quasi fastidioso come le mosche descritte da Guy de Maupassant, è allo stesso tempo dolcissimo e terribile, possente e caro, dominatore e consorte. È qualcosa che occupa la mente fino a tormentarla. Anche l’uso di aggettivi antitetici e contrapposti suggerisce l’idea di un tormento della mente. È qualcosa che si impone e fa stare male perché angoscia. Nella lirica di Ruggiero si avverte, pare, proprio questa dimensione angosciosa, questo stato di persistenza di un qualcosa che turba, ma che allo stesso tempo allieta. Per Ruggiero la “mente pensante” è fonte d’energia, anzi è essa stessa energia,  ἐνέργειαPuro calore, elemento che è alla base del movimento e della vita, come sosteneva lo stesso Eraclito. Ed è per questo che la mente per Domenico Ruggiero è “rovente di cicli mestruali”, è qualcosa di fecondo, qualcosa che ha in potenza la storia del mondo. Anche il termine “ciclo” usato dal poeta rimanda all’idea di movimento, di persistenza, di ciò che ritorna sempre uguale. Eternamente.

Ma è matrice di vita la mente solo nella misura in cui essa è in grado di non accordarsi o  “accondiscendere” a quelli che sono i “circuiti del niente”, come scrive lo stesso poeta.

Domenico Ruggiero, anche in questa lirica – scritta per altro senza troppo meditare su un pezzo di carta di giornale – ha cercato di esprimere, con una semplicità verbale che è cifra della sua poetica come della sua stessa vita, una grande verità: quella della grandezza dell’uomo.

L’uomo, come sostiene lo stesso Pascal, è come una canna, ma è una canna che pensa, cioè è un essere dotato di ragione, di spirito, di pensiero, di anima. L’energia dell’uomo è nel suo stesso pensiero, ma solo una mente capace di non accondiscendere ai “circuiti del niente”, come scrive appunto Ruggiero, può sprigionare una luce in grado di illuminare l’intero universo: la luce dell’umanità. Guardandosi dentro l’uomo può riscoprire la sua vera natura che prescinde da quelli che sono i condizionamenti imposti dalla cultura, dalla religione, dalla lingua d’appartenenza; quella natura che è il vero contrassegno  della sua grandezza e che gli proviene da un’altra dimensione, da un mondo altro, da un altro remoto abisso. Una natura che è dono di una mente superiore, assoluta. E allo stesso tempo libera.

Libera è anche la mente dell’uomo che ha la possibilità di trascendere il niente del quotidiano più banale e più scontato, il niente delle parole vuote gridate al vento, il niente dei discorsi vacanti di gente dimentica di sé.

Solo così l’uomo potrà riconoscere le potenzialità della sua mente e allo stesso tempo riconoscere che quella potenza, quella energia è il chiaro riflesso di qualcosa che ci fa essere quello che siamo, che ci dona la vita, così come ci dona  la parola. L’uomo potrà riconoscere che in fondo quella energia altro non è che un puro spirito, puro  λόγος. O più semplicemente, richiamando ancora Leopardi, “dono del ciel”.